7 aprile 2018 - Quale Passante per Bologna? G.B. VAI

Bologna era l’isola felice che non c’è più. Oggi sta diventando lo specchio dei mali del Paese, ancor più evidenti per i segni deturpati delle sue eccellenze pregresse. Si parla sempre troppo di mobilità, rispetto al fare, senza accorgersi che Bologna per prima se ne è fatta carico con il Sistema Autostrada/Tangenziale (SAT), ne ha lucrato i vantaggi, restandone presto irretita. E non ha imparato nulla, al solito, pur essendo dotta, e credendosi superiore. Un semianello collettore autostradale extraurbano (allora) sembrava avveniristico, ma era già in disuso nel resto del mondo, a cominciare dalla Germania primigenia. Errore originale, che si volle continuare a perpetrare. Fatta la Tangenziale, la viabilità cittadina, romana e medievale, non ha quasi subito adeguamenti. Amo dire che nei T-days siamo ancora fermi all’asse Irnerio-Mille del piano regolatore elaborato da Capellini nel 1888 (sì proprio lui). Nel Novecento brilla per cecità la rinuncia al Metro quando era di agevole fattura e finanziato. Nel frattempo la città è cresciuta (ma i residenti sono calati) e il SAT è diventato autostrada urbana, senza fasce di rispetto, con traffico, inquinamento vero e rumorosità alle stelle per le diuturne paralisi. Quando le autostrade urbane del mondo civile, in condizioni meno gravi che a Bologna, vengono già spostate o interrate, qui all’alba del 2000 si sprecano nella “corsia mobile” centinaia di milioni senza beneficio. Si riaccende allora la ricerca di soluzione al nodo del traffico di Bologna. Sono tre le ipotesi. Passante N (ripete lo schema e l’errore di partenza, ma ne diluisce i carichi inquinanti), Passante S (interrato), Adeguamento in sede (allargamento). La terza è la più contestata, da quasi tutti, per mancanza di spazio e aumento dei danni per larga fetta dei cittadini. In tutte prevale l’interesse locale (municipale) rispetto a quello generale (dell’Italia e dell’Europa, che non hanno alternative). Eppure i solerti Comune, Regione e Governo, imbeccati da ASPI (parte in causa) scelgono la ipotesi peggiore, bocciata dagli esperti terzi.

 

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

Orario di apertura al pubblico:

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Sabato, Domenica e Festivi dalle ore 10:00 alle 18:00

Chiusure: 1 Gennaio, 1 Maggio, 15 Agosto, 24 e 25 Dicembre.

Per informazioni:

tel. 051 2094555
email: gigliola.bacci@unibo.it

Per le scuole:

Per concordare data e percorso didattico, visitare la sezione Aula Didattica e telefonare al numero 0512094593.

Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

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