L'Atrio delle Lapidi. Dal Settecento all'Ottocento

CAPELLINI: DISCORSO DI APERTURA AL II CONGRESSO GEOLOGICO INTERNAZIONALE

“La Geologia dopo aver attraversato un’età favolosa durante la quale si vede mescolata con tutte le teogonie dell’Oriente, solo cent’anni or sono usciva dalla seconda fase della sua storia, quella che d’Archiac ha chiamato eroica. Ma agli inizi dell’Ottocento essa era ancora così poco conosciuta e così mal definita da essere ritenuta una appendice della Mineralogia tanto da essere chiamata semplicemente Geognosia. La fondazione della Società geologica di Londra, nel 1807, marcò l’inizio di una nuova era. Uno dei fondatori, l’ingegnere William Smith, ebbe l’idea di rappresentare i terreni sulle carte topografiche, e nel 1815, dopo quindici anni di lavoro, pubblicò la prima Carta geologica dell’Inghilterra. Poco dopo lo stesso ingegnere, per aver dimostrato la possibilità di identificare gli strati dei terreni mediante i fossili che vi si trovano, pose le basi della geologia moderna. La Società elvetica di Scienze Naturali fondata nello stesso anno in cui l’Inghilterra pubblicava la sua prima carta geologica tracciò una nuova strada per le associazioni scientifiche. In effetti essa inaugurò delle riunioni generali annuali, a cui erano ammessi anche gli scienziati stranieri e nelle quali la geologia ebbe, fin dall’inizio, il suo posto rilevante.

Nel 1823 il primo Congresso scientifico dei Naturalisti germanici, a Marburgo, affermò nettamente le tendenze del nostro secolo riguardo alle associazioni scientifiche: riunire insieme, senza distinzione di nazionalità, tutti coloro che si occupano di una stessa scienza; non imporre alcuna teoria o dottrina come base dell’associazione, cercare liberamente la verità con l’unico scopo dell’avanzamento della scienza; non fissare una sede immutabile per le riunioni, né eleggere presidenti o segretari perpetui; scegliere al contrario per ciascuna sessione una nuova città e un nuovo ufficio. La vita e la prosperità dell’istituzione furono dovute a questa costituzione assai liberale e i fatti hanno dimostrato che associazioni di questo tipo si espandono sempre e non invecchiano mai.

Alcuni anni dopo la fondazione dei Congressi scientifici in Svizzera e in Germania, geologi francesi, in visita in Inghilterra, poterono constatare la prosperità della Società geologica di Londra. Essa contava già infatti più di trecento membri e godeva di grande popolarità nel paese. Diveniva opportuno fondare anche in Francia un’associazione libera sullo stesso modello, e il bisogno era così reale che è stato sufficiente a qualche uomo di buona volontà di porsi alla testa dell’impresa per farla riuscire completamente. Il successo mostrava tutta l’importanza della nuova associazione, e il 17 Marzo 1830 la Società Geologica di Francia veniva costituita. Peraltro l’attenzione dei naturalisti non si lasciava distogliere dall’interesse che c’era nel continuare i Congressi scientifici annuali. I geologi vi ebbero sempre una parte molto importante e, più di una volta, fu per loro iniziativa che si fondarono queste grandi assise scientifiche. In Inghilterra, l’Associazione britannica per l’avanzamento delle scienze si riunì per la prima volta a York, nel 1831, sotto la presidenza del conte Hamilton, e nel 1833, per iniziativa di alcuni membri della Società geologica di Francia si riunì a Caen nel Calvados. Per rendersi conto della prosperità della geologia in quell’epoca è sufficiente gettare un colpo d’occhio sul rendiconto di questo congresso fatto da Ami Boué nella 3a annata del Bollettino della Società geologica di Francia.

Gli Stati Uniti, che occupano oggi un rango così elevato in geologia e paleontologia, ma che non avevano alcuna idea di queste scienze all’inizio del secolo, contavano già, nel 1833, 22 riviste di storia naturale che si occupavano in maniera speciale della geologia. Mi sia consentito ricordare che nel 1832 Pilla e Cassola avevano, anch’essi, fondato una rivista bimestrale di geologia (Lo spettatore del Vesuvio e dei Campi Flegrei), che sfortunatamente non fu continuata. In Italia, gli scienziati dediti agli studi geologici non mancavano, ma a quell’epoca (molti di voi se lo ricordano ancora) era molto difficile, per non dire temerario, sognare associazioni libere, nel nostro paese, anche se in vista di ricerche scientifiche. Tuttavia la Toscana invocando l’esempio della Germania prese l’iniziativa: alcuni naturalisti seppero convincere il governo che gli scienziati sono gente pacifica e anche i Congressi scientifici non sono pericolosi. Il Granduca Leopoldo II accettò il titolo di Protettore, e nel 1839 il I Congresso scientifico italiano si riunì a Pisa con il concorso e le simpatie di un gran numero di colleghi stranieri. Tali riunioni dagli indubbi vantaggi divennero naturalmente più numerose e più frequenti a misura che lo sviluppo delle ferrovie abbreviava le distanze. L’idea di convocare in assemblea gli scienziati del mondo intero, per trattare questioni generali più rilevanti per lo sviluppo della scienza, non erano più una utopia, ora che bastava qualche giorno per spostarsi da un capo all’altro dell’universo civilizzato. Tuttavia è trascorso ancora un lungo tempo prima che i Congressi scientifici nazionali a larga base potessero trasformarsi in veri Congressi internazionali. Appena quindici anni fa una scienza nuova e del più alto interesse per la storia dell’umanità, seppur ancora giovane, domandava di essere emancipata dalla archeologia propriamente detta alla quale essa era legata coi rapporti più stretti. La fondazione del Congresso internazionale d’antropologia e archeologia preistoriche a la Spezia, nel 1865 assicurò alla nuova scienza la sua indipendenza, e le valse uno sviluppo quasi senza precedenti per la sua rapidità.

Non ho bisogno, Signori, di insistere su questo punto: voi tutti conoscete i successi che le nove sessioni del Congresso preistorico hanno riportato in tutti i posti d’Europa, l’impulso che essi hanno dato ovunque a nuovi studi, e le meravigliose scoperte che essi hanno suscitato. Non ci si deve sorprendere che i geologi, sempre assai numerosi a queste riunioni, siano stati colpiti dai risultati dei Congressi internazionali che si moltiplicavano rapidamente per tante altre scienze. Molti di loro, in particolare coloro che avevano viaggiato molto, avevano la convinzione che il progresso e l’avvenire della geologia erano minacciati dalla confusione che regna nella nomenclatura geologica, dall’adozione di espressioni multiple per tradurre una stessa idea, e troppo spesso per l’impiego di una stessa parola per esprimere delle idee molto differenti. Molti studiosi si lamentavano di una terminologia arbitraria e senza regole; ma pur dichiarando che la nomenclatura di una scienza non è, come si potrebbe credere, una semplice questione di parole senza importanza, si arrestavano di fronte alle difficoltà che presentava una riforma. Il principio di autorità scosso da molto tempo dai geologi, non poteva essere invocato come fondamento degli sforzi individuali, e, se una riforma era possibile, bisognava che essa fosse proposta, discussa, sanzionata da una assemblea internazionale, con le idee e il concorso dei geologi del mondo intero.

L’urgenza di un Congresso geologico generale era stata dimostrata in più circostanze, sia in riunioni solenni, sia in corrispondenze ufficiali con i Ministri da cui dipende il servizio delle carte geologiche. Il bisogno di un’intesa comune sulla nomenclatura geologica veniva poco a poco avvertita da tutti come ha detto molto bene il presidente Hébert in occasione della prima sessione a Parigi, e la riunione di un Congresso geologico internazionale era divenuta una vera necessità. Questa volta l’iniziativa fu presa al di là dell’Atlantico. In seguito all’Esposizione universale di Filadelfia, nel 1876, un gruppo di geologi riuniti a Buffalo costituirono un Comitato per l’organizzazione di un Congresso geologico internazionale a Parigi nel 1878, con lo scopo di fissare delle regole per la costruzione di carte, la nomenclatura e la classificazione in geologia. Mi sia permesso di ricordare i nomi degli illustri confratelli J. Hall, Sterry Hunt, W. Rogers, Dawson, Newberry, Hitchcock, Pumpelly, Lesley, Huxley, Torell, de Baumhauer, ai quali dobbiamo una così felice iniziativa e di cui alcuni ci fanno l’onore di assistere alla nostra 2a Sessione. Il Congresso geologico internazionale volendo dotare la geologia di un linguaggio preciso e universale nello stesso tempo come quello delle altre scienze le rende un servizio speciale. Ne facilita lo studio talora ritenuto inaccessibile, ne fa conoscere le brillanti conquiste raramente apprezzate per il loro valore, tanto che la geologia, mancando di una lingua uniforme rimane per qualche verso una scienza da iniziati! Il Comitato creato in America prese il nome di Comitato fondatore di Filadelfia, per ricordare la sua iniziativa e l’Esposizione che ne era stata la causa occasionale. Esso si rivolse alla Società geologica di Francia per chiederle di prendere le misure necessarie al successo di questa grande e felice idea. Inviti furono inviati alla maggior parte dei geologi nelle differenti parti del mondo. Dal momento in cui seppi che, a seguito dei voti di alcuni dei miei amici di lunga data, si andava a realizzare un progetto che mi era stato caro da molti anni, ho ritenuto un dovere interessarmi al suo successo. Il programma del Congresso si riassumeva in alcune parole: “Unificazione dei lavori geologici dal punto di vista della nomenclatura e delle raffigurazioni”. Il 1° Congresso inaugurò le sue sedute in una delle grandi sale del Palazzo del Trocadero a Parigi il 29 Agosto 1878, sotto la presidenza d’onore di Mr. Bardoux, ministro della Pubblica Istruzione. Avendo avuto l’onore di essere stato designato a prendere parte ai lavori della sessione come uno dei Vice-Presidenti, ero fiero, nella prima seduta del Consiglio, di vedere l’attenzione e i voti dei miei confratelli studiosi confluire sull’Italia come sede della prossima sessione.

Il Governo italiano e il sindaco della città di Bologna appena informati, si affrettarono a testimoniare tutta la loro gratitudine per questo segno di simpatia da parte degli studiosi stranieri. Il Congresso di Parigi durò sette giorni, e nell’ultima seduta accolse la proposta del Consiglio per continuare l’opera così ben cominciata. Oggi siamo felici di veder riunito, nella patria di Aldrovandi, il meglio dei geologi di tutte le nazioni. Non mi fermerò qui sulle circostanze che hanno portato alla scelta della città di Bologna che molti di voi conoscono già. Certamente erano presenti alla memoria di tutti i nomi di Aldrovandi, Marsigli, Cospi, Monti, Beccari e molti altri che, nei secoli XVI, XVII, XVIII, hanno contribuito così largamente allo sviluppo della scienza quando essa si trovava nella sua seconda fase, mescolata alle superstizioni, alle favole, ai miracoli. Nessuno aveva dimenticato che la parola "Libertas", di cui la città di Bologna ha fatto il suo stemma, ci garantisce ciò che è indispensabile per la ricerca della verità come per la conquista di ogni progresso. Ora solo qualche parola per dirvi come ho cercato di assolvere la missione che mi avete affidato il 4 settembre 1878, al Trocadero. In questa occasione, tengo a testimoniare i miei sentimenti di riconoscenza verso amici e colleghi che, affidandomi la direzione del Congresso di Bologna, hanno sentito la voce del cuore più che le mie forze. Senza questa voce questo posto sarebbe stato occupato meglio da altri, prima di tutti dal mio sapiente maestro, il professor Meneghini. Quando, il 4 settembre, a Parigi accettai il mandato così onorevole di provvedere all’organizzazione del secondo Congresso geologico internazionale, chiesi l’indulgenza e il concorso dei miei colleghi; grazie al benevolo appoggio che ho trovato dovunque oggi oso presentarmi davanti a voi per rendere conto della missione affidatami. Devo segnalare subito alla gratitudine dei geologi S. M. Umberto I, Re d’Italia, che degnatosi di accettare l’alta protezione del nostro Congresso, dall’inizio ne ha assicurata la buona riuscita. Sua maestà il nostro augusto Protettore, in occasione del Congresso internazionale di antropologia e archeologia preistoriche in questa stessa città si era degnato di esprimermi il desiderio di incoraggiare gli studi geologici quando in Italia ci fosse stato anche un Congresso geologico internazionale. A quell’epoca un tale evento sembrava ancora lontano, ma essendosi i voti di Sua Maestà il Re Umberto realizzati prima che si supponesse, Sua Maestà il 1° aprile dell’anno passato mi fece annunciare che Ella avrebbe messo a disposizione del Comitato organizzatore del Congresso una somma di seimila franchi per favorire i progressi della geologia e facilitare il successo del Congresso di Bologna”

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

Orario di apertura al pubblico:

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Sabato, Domenica e Festivi dalle ore 10:00 alle 18:00

Chiusure: 1 Gennaio, 1 Maggio, 15 Agosto, 24 e 25 Dicembre.

Per informazioni:

tel. 051 2094555
email: gigliola.bacci@unibo.it

Per le scuole:

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Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

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