N&MApr12 - Zingari in Antartide

N&MApr12

Marcello Manzoni, Zingari in Antartide, Alpine Studio, Lecco, 2012, 226 p., 14,00€

                Non è un libro di viaggio. E’ un’odissea in 20 canti, con l’anabasi alla calotta glaciale, e successiva catabasi. Un capitolo dell’Odissea del XX secolo. Non è un romanzo, non è una fiction, neppure un racconto di viaggio. E’ il saggio poetico e iperrealista (p. 117), personalissimo e intimista dell’avventura intellettuale e esistenziale di due esploratori oltre le moderne colonne d’Ercole. Mai trionfalista, mai minimalista. Sempre eccentrico, sempre originale. Mai strambo. Sempre effervescente, ma iscritto nella misura dei classici, vitruviano, e pervaso di trascendente (p. 25, 150). Come il suo autore, che è uno di noi, ben noto a chi questa rivista per anni l’ha letta e a chi l’ha fatta, ma è uno insignito di doti superiori e può quindi aspirare a salire, con fatica e paura, “a un mondo superiore” (cap. 1).

                Gli emblemi dell’autore sono il nasetto puntuto dell’indagatore e gli occhi spiritati, di un azzurro turchese, lampeggianti come le opali australiane o i gorghi dell’alto Isonzo, in cui si rispecchiavano fin dall’infanzia (p. 24). Inimmaginabile, con quelli della madre, segaligna insegnante, e del fratello, un sestetto di occhi turchese, un insulto alla legge di Mendel e un omaggio alla fantasia del Creatore. Somaticamente quindi l’autore è tutt’altro del bolognese della carta d’identità. Attestano assai di più le sue affinità nordico-celtiche-ladine gli jodel di giubilo con cui allerta lo scalatore Piussi al ritorno dalla sua prima escursione solitaria (p. 63) o la naturalezza ancestrale con cui cita a puntino categorie e atteggiamenti germanici intraducibili come Sehnsucht (p. 67). Eppure questo libro ha origini ben chiare nella Bologna fervida e innovativa degli anni 1950-60. La Bologna operosa di Dozza, Dossetti, Lercaro, Fanti, e del giovanissimo Andreatta editorialista del Giorno. La Bologna del Mulino, dei quartieri, della campagna Nuove Chiese, della Tangenziale, del Collegio Irnerio, di Giorgio Morandi, Gnudi e delle Mostre d’Arte. Ma anche di Guccini (p. 9), Pasolini, Lamma, trattorie, sana goliardia dei cori regionali (p. 17, 70, 141, 193), e anche di Mario Fantin fotografo della spedizione al K2. Vedo bene l’impronta del bolognese liceo Galvani classico. Chi allora usciva da quel liceo e dai suoi omologhi regionali era maturo, aveva idee e aspirazioni, sapeva scrivere. L’università l’avrebbe indirizzato, frenandolo o lanciandolo, ma il potenziale era attivato.

Fondamentale, ancor prima, l’educazione familiare, che trasuda da ogni pagina, quella del padre presto scomparso (p. 76, 89, 116-17), e della madre longeva e immanente (p. 97, 130, 165).

Ma anche gli amici e l’ambiente universitario bolognese hanno un ruolo essenziale. Erano gli anni del boom economico, dell’espansione della ricerca industriale e accademica (CNR), di Mattei, Eni, Agip, e del petrolio a Cortemaggiore. Le matricole di geologia a Bologna erano cresciute a 105 nel 1956 e a 150 nel 1957. Appena laureati si trovava lavoro nell’industria, nella ricerca, all’università, nella scuola. In quella fine anni ’50 i nostri numi tutelari furono Gortani, vegliardo carico di gloria, e Selli, suo successore , maggiore geologo italiano di quei tempi e fondatore della geologia marina in Italia (p. 114). Gortani, tolmezzino e cittadino del mondo, anima di esploratore, aveva scoperto la geologia della Rift Valley e condotto ricerche nell’Africa australe. Che nella sua vecchiaia uno stuolo di giovani laureati bolognesi avesse ripreso a studiare la geologia della sua amata Carnia, in competizione internazionale, era una consolazione. Manteneva costanti contatti a ogni nostra campagna e, devo dire, si compiaceva in modo speciale delle visite di Manzoni, l’ultimo aggregato alla compagnia, che era anche il più assiduo nelle sue frequentazioni cadorine carniche e tarvisiane (p. 97, 114, 152). Non per caso la sua area di lavoro era centrata sull’Osternig e il Rifugio Nordio, alle porte della conca più glaciale d’Italia. Selli ci svelava i misteri delle teorie geologiche ancorandoli alle concretezze della sua inarrivabile esperienza professionale. Erano estenuanti maratone didattiche condite di affascinanti citazioni storiche sui pionieri della geologia, fra cui quella relativa a Marsili come fondatore della oceanografia e geologia marina. Avremmo capito il valore di quella citazione un decennio dopo quando Selli fondò a Bologna il Laboratorio di Geologia Marina del CNR, il primo in Europa, dopo quelli americani e giapponesi. Quella diventò la sede di lavoro di Manzoni, contribuendo a consolidare la sua vocazione esplorativa dell’Antartide.

C’è una foto del Settembre 1963 che testimonia quanto sopra. Al centro sta Ardito Desio, geologo esploratore, con Manzoni e Claudio Cantelli (p. 55-56) scudieri a destra e sinistra, fiancheggiati dal gotha della geologia italiana  e da Giulio Pisa (p. 129, 182) e chi scrive ai lati. Si può ben dire che Desio ha passato il testimone a Manzoni. Ma tutti due l’avevano ricevuto da Gortani.

Il libro è costellato, quasi intriso di citazioni classiche, di cui almeno quattro relative a Omero-Ulisse-Odissea (82, 92, 128, 149). Frequenti anche gli echi biblici e filosofici moderni, in particolare quelli freudiani. Ma il rinvio più insistente che i monologhi dell’autore mi hanno evocato è stato all’Agostino delle Confessioni, che era presente nella biblioteca materna. Anche la chiusa è classica, anzi dantesca, per ragione di contrari, perché l’autore dell’Antartide ha “visto proprio tutto. Tranne le stelle.” per la luce australe persistente per l’intero giorno.

L’uso delle immagini fotografiche, specie quelle contrastate e nitidissime in bianco e nero, è talmente magistrale e connaturato con il testo da non richiedere numerazione e didascalie: un’epifania di sobrietà e ermeneutica. Meno palese ma suadente l’architettura razionalistica dei singoli capitoli che agevola la lettura per l’ordine regolare che la guida in una sequela ciclica di stadi, che hanno anche la funzione di surrogare i bioritmi cancellati dell’alternanza notte/dì.

Il fascino segreto del libro sta nella tensione intrinseca fra lo stupore per un mondo sconosciuto/alieno e gli arcani misteri che esso svela, fra la novità che si trova oltre ogni passo e il pericolo che superato la può trasformare in sogno/illusione/chimera che sublima come il ghiaccio nella sfolgorante luminosità della calotta glaciale. Quelle pagine al confine fra le vertigini, la paura, il sogno, l’esaltazione quasi mistica nella natura estrema, dove spazio e tempo si confondono e mandano in risonanza i sensi e la percezione astratta, rimangono impresse e trascinano il lettore che vi ritrova pieghe nascoste del suo intimo.

Ciò detto, il libro è congeniale al mondo degli alpinisti e dei geologi alpini. Racconta la salita dal mondo deglaciato dell’oceano e della sua costa al livello 1000 m dei ghiacciai periferici intravallivi, fino al livello 2000 dove inizia l’immensa calotta glaciale, il regno che non conosce acqua, e dove il ghiaccio sublima direttamente in aria nebbia e nuvole. Sopravvivere in questo mondo glaciale è strenuo, esaltante fino al sublime e rischioso per la forzata inesperienza.

L’esplorazione non si esaurisce sul piano geografico. Questo mondo apparentemente congelato e immoto al geologo mostra molti segni di evoluzione e cambiamento. Nei tempi brevi (secoli-millenni-centinaia di millenni) è la geomorfologia della zona di transizione fra calotta e oceano a testimoniare l’alternarsi di intervalli glaciali e interglaciali. Nei tempi lunghi (milioni di anni) è il pulsare del cuore del continente antartico, quello che da circa 30 Ma si è ammantato della calotta, a raccontarci che anche lì le viscere della Terra sono vive. Negli ultimi milioni di anni una catena lunga quattro volte le Alpi ha perforato i 3000 m di spessore della calotta, innalzandosi fin oltre i 4000. Manzoni e Piussi sono stati i pionieri dell’esplorazione di questa Catena Transantartica, di cui ci hanno rivelato i primi fossili e quindi l’età e la struttura geologica, conquistandone le vette mai toccate da piede umano.

Quello di Manzoni è sempre stato un ruolo di apripista, brillante e incostante, ma sempre tenace. Piussi scalava le pareti che gli altri ritenevano impossibili (p. 65). Manzoni in Italia ha aperto strade che altri neppure avevano osato temere. Nell’Italia della geologia Manzoni è stato il solo a pubblicare un Dizionario di Geologia e due Thesaurus multilingui di Scienze della Terra. Poi nella sua nuova funzione al CNR fu il primo in Italia a fare del paleomagnetismo originale applicato alla migrazione dei continenti e delle placche mediterranee. Per l’Antartide, un progetto in cui l’Italia ha investito fino a pochi anni fa a un livello proporzionale al suo rango, Manzoni è stato la chiave di volta dell’accesso al Trattato Antartico che guida il gruppo delle nazioni ammesse a compiervi ricerche. Quindi per 23 anni è stato il referente scientifico e diplomatico italiano per le ricerche polari di cui è diventato professore universitario a Trieste.

Forse questa sull’Antartide è stata la sua opera più congeniale, quella su cui ha scritto già altri due testi, e per cui ha concepito adesso, forse, il suo capolavoro. Le categorie dei potenziali fruitori del libro sono tante: psicologi, umanisti, sceneggiatori, musicologi, alpinisti, letterati, tecnologi e scienziati, appassionati di avventure, naturalisti, e geologi, ovviamente. Il volume è consigliabile specialmente per chi ama libri di alta qualità a basso prezzo. Purché non abbia timore di solleticare il cervello.

 

                                                                                                                                             Gian Battista Vai

 

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

Orario di apertura al pubblico:

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Sabato, Domenica e Festivi dalle ore 10:00 alle 18:00

Chiusure: 1 Gennaio, 1 Maggio, 15 Agosto, 24 e 25 Dicembre.

Per informazioni:

tel. 051 2094555
email: gigliola.bacci@unibo.it

Per le scuole:

Per concordare data e percorso didattico, visitare la sezione Aula Didattica e telefonare al numero 0512094593.

Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

Links and partners:

L'agenzia di viaggi online Expedia ti aiuterà a trovare una camera di classe.