N&MDic12 - Giudici solitari

N&MDic12l’Aquila

Giudici solitari

 

In Italia ci sono magistrati inquirenti e giudicanti che si limitano ad applicare la legge, che è esattamente ciò che dovrebbero fare (tutti, giudici compresi, hanno dei limiti in democrazia). E ce ne sono altri che le leggi vorrebbero farle, non solo dopo aver abbandonato la magistratura per andare in politica (e già questo è un privilegio passibile di contaminazioni), ma addirittura standosene belli nella sala del processo. Questi sono i fautori delle sentenze innovative che fanno giurisprudenza, e che si fondano non sul diritto consolidato e le norme esplicite ma sulla voce del popolo interpretata e, più spesso, sobillata dalle lobbies giornalistico-politiche di turno.

            E’ capitato varie volte con esiti alterni. La tentò negli anni 1960 la stampa di sinistra inculcando l’idea della prevedibilità della catastrofe del Vaiont (non della frana, si badi bene); ma la magistratura nei tre gradi di giudizio non abboccò. Infatti, prima di quell’evento nessuno aveva immaginato una velocità così alta per una frana e in modo solidale dentro un lago. Oggi, naturalmente, dopo quell’esperienza un tale evento sarebbe prevedibile.

E’ capitato anche di recente con la sentenza dell’Aquila che ha condannato la Commissione Grandi Rischi. In questo caso è la magistratura a guidare la danza, e almeno due magistrati, un pubblico ministero e un giudice di primo grado, incriminano e condannano i componenti della Commissione per errori di comunicazione attribuendo loro la responsabilità dei 309 morti.

Ho già espresso la mia opinione su questo tema subito dopo il rinvio a giudizio della Commissione, nell’ultimo numero di Natura & Montagna, anche a nome di questa rivista. Evidentemente il giudice di primo grado aveva già la sentenza preparata (come sospettavo allora) e non avrebbe certo avuto tempo di prendere in considerazione non dico i miei rilievi ma quelli della stragrande maggioranza dei notisti scientifici a livello internazionale (IUGS, ICSU, Accademie, riviste e società scientifiche). Se il criterio di valutazione della sentenza dovesse essere quello del consenso raccolto tra gli esperti dell’argomento (sismologi, geologi, geofisici, scienziati in genere), non ci sarebbero due giudici più solitari e contraddetti sulla faccia della Terra.

Questo in ogni caso mi conforta. Quanto N&M ha offerto come informazione libera e corretta ai suoi lettori, senza aspettare di capire dove tirava il vento, è stato confermato autorevolmente dalla totalità delle fonti internazionali più importanti. Invito quindi i lettori a riprendere quel lungo e circostanziato pezzo di editoriale. Qui aggiungerò solo qualche altra considerazione di buon senso.

(1) Anche ammettendo tutte le possibili carenze comunicative, la sostanza è che se si riunisce la Commissione Grandi Rischi durante una crisi sismica che è in atto da mesi, nella regione fra le più sismiche d’Italia, con una serie storica di distruzioni e ricostruzioni ben documentate (sempre dagli stessi signori della Commissione), come si fa a parlare di rassicurazione e non di rischio?

(2) E se quei bravi signori hanno già fatto esperienza diretta di incriminazione e condanna di procurato allarme per aver consigliato e disposto l’evacuazione in altri casi di rischio sismico, come li si può accusare di non aver consigliato l’evacuazione dalla città in questo caso?

(3) Il fatto è che a oggi nessuno vi sa dire, con ragionevole certezza, se e dove entro tre giorni avverrà un terremoto. Cari giudici talebani, questa capacità di previsione fino a oggi non ci è data. Il pseudo esperto apprendista stregone vi avrebbe fatto evacuare Sulmona, non l’Aquila. Abdicando alla vostra indipendenza di giudizio e al ruolo che la Costituzione vi riserva, usurpando competenze tecniche e scientifiche che non avete, facendovi portavoce di una piazza giustizialista, ancorché ferita, con la vostra sentenza non avete reso giustizia a 309 innocenti. Avete solo offerto capri espiatori incolpevoli come i poveri morti.

(4) Paradossalmente, seguendo la stessa logica, bisognerebbe incriminare quei due giudici, o i loro superiori, per omissioni gravi di atti d’ufficio, per non aver controllato l’osservanza delle norme antisismiche vigenti per la costruzione o la ristrutturazione di edifici pubblici in una città sempre classificata nella categoria di massima pericolosità sismica fin dalla legislazione dello Stato Pontificio.

                                                                                             

Bologna,   12.12.12                                                                                      Gian Battista Vai

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

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Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

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