N&MMag13 - Antarctica l'ultima frontiera del turismo

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Carlo Cencini, Antarctica L’ultima frontiera del turismo, Bononia University Press, Bologna, 2012, 142 p., 35,00 €

Tre libri di saggistica e divulgazione scientifica sull’Antartide sono arrivati in pochi mesi sul mio tavolo. In tempi normali non sarebbe apparso normale. In tempi di crisi, e di crisi anche nell’editoria, è sorprendente. Ancor più inaspettato è che tutti tre siano di autori italiani, Manzoni, Terranova, Cencini. Si sa quanto l’Italia arranchi nella pubblicistica scientifica. Quando finalmente c’è una buona notizia è bene propagarla, magari cercandone qualche ragione. Negli anni 1970 uno dei tre autori, Marcello Manzoni, convinceva il CNR a promuovere l’adesione dell’Italia al Trattato Antartico (sottoscritto dal ristretto numero di nazioni ammesse a fare ricerca e a garantire lo status sovranazionale del sesto continente). Il CNR insieme con il CAI organizzò le prime spedizioni a cui parteciparono sia Manzoni che Terranova. Negli anni 1980 gli enti di ricerca e le università adottarono il Programma Nazionale di Ricerca sull’Antartide, aprendo la base italiana nel Mare di Ross (1985) e allargando le ricerche a molti studiosi italiani, fra cui nel nuovo millennio anche Cencini. Nell’ambito di poco più di una generazione si è passati quindi dai pionieri ai primi operatori, fino ad arrivare a chi ormai comincia a valutare gli effetti non solo scientifici ma anche culturali e turistici di tre decadi di ricerche nel continente bianco. In questi tre libri si intravede chi e quando ha seminato e chi e quando ha cominciato a raccogliere.

I tre libri non potrebbero essere più differenti. Hanno però un aspetto in comune: le copertine grigio-azzurre, polarizzate inevitabilmente su qualcuno degli emblemi dell’Antartide. Eppure, l’emblema principale, la vera icona cromatica dell’Antartide, come in generale dei ghiacci polari, non è il grigio-azzurro, ma il più radicale bianco e nero. Quella luce abbacinante e quell’oscurità tenebrosa delle tempeste e della lunga notte polare, così ben evocate da Manzoni. Il suo saggio-epopea, infatti, è l’unico dei tre libri che, con un magistrale uso della stampa in bianco e nero delle immagini in testo, contempera e minimizza l’immagine di copertina, la più colorata, originale e pregnante delle tre. L’immagine di Cencini invece è spettacolare esibizione del ghiaccio fossile verde-azzurro stratificato e poi fratturato durante il suo incessabile fluire fragile-duttile verso l’oceano. E’ tanto più meritoria la epopea in bianco e nero di Manzoni (già recensita nel 2012 su N&M) quanto più vero è ciò che scrive Giuseppe Conte in Agorà di Avvenire del 12.5.2013, che “pochi scrittori raccontano il bianco e nero” delle estreme latitudini.

In tale contesto, il libro di Carlo Cencini si segnala per la novità e gravità del tema e per l’originalità della ricerca che lo ha prodotto. Passata appena una generazione dall’insediamento in massa dei ricercatori nelle basi antartiche, il continente bianco è già diventato “l’ultima frontiera del turismo”, e ci si deve preoccupare per la sua salvaguardia dall’inquinamento, in particolare quello turistico. Con 5.000 studiosi e 30.000 turisti all’anno, concentrati in prossimità delle fasce ristrette dove sono ubicate le basi, è ovvio che si avverta già un degrado e si possano temere vari tipi di inquinamento e denaturalizzazione. Ma è indubitabile che quella antartica diventa una palestra educativa e dispensatrice di divulgazione scientifica come poche altre al mondo, dove anche le scienze meno gettonate dalla comunicazione e dal grande pubblico trovano platee entusiaste a migliaia di teste, come mi conferma un veterano delle campagne antartiche, Marco Taviani. Questo è puntualmente registrato dal libro di Cencini nel diagramma dello sviluppo del turismo in Antartide (Fig. 10), dove si vede una crescita esponenziale fino a oltre 45.000 visitatori annui nel 2007-2008, temporaneamente limitata poi dalla crisi finanziaria e economica globale. Cencini è molto equilibrato nel descrivere imparzialmente tutti gli aspetti positivi e negativi di questo nuovo turismo. Le sue conclusioni sono felici, ma potrebbero rivelarsi illusorie. Certo, anche in questo caso non giova il fondamentalismo, e va usato il buon senso. Va però posto un freno a quella deriva che trasforma i desideri in diritti e, in particolare, in diritti di massa anche nelle condizioni estreme, che dovrebbero essere riservate a personaggi altrettanto estremi.

Se non si vuole pregiudicare l’integrità di quell’ambiente estremo, credo che si dovrebbe almeno contingentare il numero di visitatori annui che scendono a terra, andrebbe evitato ogni atterraggio di aerei e elicotteri, andrebbe privilegiata la visita da mezzi navali sempre ancorati in mare e non in porto, andrebbe contrastata la costruzione di alberghi e di basi turistiche. Se questo sarà garantito, i futuri visitatori muniti di obiettivi adeguati potranno mostrare con fierezza le loro immagini antartiche, come fa Cencini con una collezione di foto superbe che costituisce metà del libro. Diversamente, dovranno limitarsi a riproporre le immagini riprese fino al 2015 o giù di lì e pubblicate nei pochi libri stampati prima dell’inizio della fine … … anche per l’Antartide.

                                                                                                                                                             Gian Battista Vai

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

Orario di apertura al pubblico:

Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Sabato, Domenica e Festivi dalle ore 10:00 alle 18:00

Chiusure: 1 Gennaio, 1 Maggio, 15 Agosto, 24 e 25 Dicembre.

Per informazioni:

tel. 051 2094555
email: gigliola.bacci@unibo.it

Per le scuole:

Per concordare data e percorso didattico, visitare la sezione Aula Didattica e telefonare al numero 0512094593.

Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

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