N&MNov14L'Aquila - Appello salutare

N&MNov14L’Aquila

Appello salutare

E’ la terza volta che da questa specie di osservatorio sui disastri geologici in Italia commento l’incriminazione e il processo ai membri della Commissione Grandi Rischi a seguito del terremoto dell’Aquila del 6 Aprile 2009 (Natura & Montagna 58, 2/2011, 6–7; 59, 2/2012, 3–6). Nel primo invitavo i giudici a incriminare gli speculatori non gli scienziati. Li consigliavo di evitare i sofismi bizantineggianti di Azzeccagarbugli, e di tenere ferma la barra sul diritto romano. Loro invece hanno voluto incriminare la Commissione per presunto difetto di comunicazione. Come se le 224 pagine del rinvio a giudizio fossero un esempio di comunicazione chiara e distinta, anziché un’abile arrampicata sugli specchi.                                                 Quando il giudice ha scritto che gli incriminati hanno dato “una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione all’attività della Commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico”, non si è accorto di essere incorso in grave errore di omissione e di poter venire imputato di falso in atto pubblico, perché de facto Barberi, Boschi e altri incriminati sono fra i soci fondatori della Protezione Civile in Italia e capifila degli scienziati che hanno dato base scientifica alla normativa di stima e prevenzione del rischio sismico. Sono loro che hanno fatto le carte e l’ossatura delle leggi promulgate dal parlamento. Il loro contributo potrà essere perfettibile, ma accusarli di non aver fatto il loro dovere, che è stato anche il loro mestiere (talora addirittura conclamato), è ignoranza colpevole e offensiva. Incrimineremmo forse il procuratore o il sindaco dell’Aquila per aver omesso di controllare, a loro tempo, l’adeguata ricostruzione degli edifici pubblici crollati nel 2009 anziché le commissioni di collaudo?                  Quando quel giudice ha scritto che gli incriminati hanno divulgato “informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell’attività sismica”, non ha certo sospettato che in quel modo coinvolgeva chi l’informazione la fa per mestiere, con tutte le imprecisioni, incompletezze e contraddittorietà insite in esso. Se l’avesse immaginato, avrebbe coerentemente incriminato anche la stampa?                                                                                                                                                                                              Quelle mie valutazioni non hanno certo fatto breccia sul giudizio di primo grado che ha condannato gli incriminati a sei anni. Ma la sentenza ribaltata in secondo grado (assoluzione con formula piena per quasi tutti “perché il fatto non sussiste”) dimostra che un qualche fondamento l’avevano.                                                     L’errore sta nel voler cercare ad ogni costo il capro espiatorio, meglio se di grande visibilità mediatica, così da appagare a dovere l’atavico istinto di vendetta e la naturale sete di giustizia. Che poi la verità venga trascurata e i responsabili oggettivi risparmiati o oscurati interessa poco. Ripeto ancora, i morti e i loro cari chiedono pietà e giustizia. Conosciamo bene molti dei veri responsabili. Quelli vanno processati e, trovate le prove, condannati. Ma c’è una rete di connivenze (dolose) o corresponsabilità (insapute) che ci vede coinvolti più o meno tutti, e che va smascherata. Un esempio solo. Quando il Sindaco dell’Aquila abbaia alla luna per questa sentenza, troverà dei votanti ma non fa il bene della sua città. Si è mai chiesto quante delle sue misure amministrative causeranno dei morti nel prossimo terremoto dell’Aquila, come li ha favoriti la negligenza del suo predecessore nel controllo della costruzione del tristemente noto Palazzo del Governo? Meno scaricabarile e più onestà intellettuale!                                                                                                                                Allo scoccare della prima sentenza, definii i magistrati inquirenti e giudicanti “giudici solitari”, nel senso che la maggioranza dei notisti scientifici internazionali esperti hanno espresso dissenso su quel tentativo di sentenza “creativa”. La seconda sentenza contribuisce effettivamente a isolare quei giudici. Cosa avverrà nell’ultimo grado di giudizio se ci sarà ricorso? E’ molto difficile rispondere.                                                                    Se la giustizia italiana (di cui non si discute preparazione e acutezza, ma è nota la faziosità non priva di strumentalismo) avesse una logica romana (antica), l’isolamento dei primi giudici rimarrebbe. Ma se uno come me ha della giustizia italiana un’idea quasi coincidente  con il secco editoriale di Sabino Cassese sul Corriere della Sera del 10.11.2014, non può non preoccuparsi di una certa aria che gira ormai nelle nostre procure a riguardo dei rischi geologici naturali e non, incombenti sul Paese: in questi ultimi mesi soprattutto quelli idrogeologici. La denuncia viene dal responsabile idro-meteo-clima dell’Arpa Emilia Romagna: “il problema è che la magistratura dice che nel dubbio dobbiamo dare previsioni allarmanti, mentre le amministrazioni pubbliche si lamentano per questo“ (fide il Secolo XIX del 30.10.2014). Se confermato, questo atteggiamento sarebbe di fatto una istigazione a mentire, una pressione indebita, un abuso di potere, per non parlare di procurato allarme. Nessuno vuole mettere in discussione l’autonomia della magistratura, ma essa non deve mettere in discussione l’autonomia della scienza e i suoi limiti. La magistratura si curi di applicare le leggi, senza aggiungervi un solo iota. Noi però non sappiamo quanti giudici siano già affetti da questo virus patologico. I giudici dell’Appello dell’Aquila ne sono onorevolmente indenni. Ma saranno sufficienti a debellare la pericolosa infezione?

13 Novembre 2014                                                                                                        Gian Battista Vai

Museo Geologico Giovanni Capellini

via Zamboni, 63 40126 Bologna

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Dal lunedì al venerdì dalle ore 9:00 alle ore 13:00

Sabato, Domenica e Festivi dalle ore 10:00 alle 18:00

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Per informazioni:

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Giuseppe Cosentino

Elide Schiavazzi  elide.schiavazzi@unibo.it

 

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